Il Cammino dell’Anima attraverso il Giardino del Cuore
Storie di Saggi – Il saggio contadino (racconto cinese)

Tempo di lettura stimato: 9 minuti

 

“IL SAGGIO CONTADINO – FORSE Sì, FORSE NO

(racconto cinese)

 

Allegoria taoista sul mutamento degli eventi e l’imprevedibilità della vita

 

In un umile capanna, tra le campagne di un piccolo villaggio, tanto tempo fa, viveva assieme a suo figlio un saggio contadino cinese. Per procurarsi da vivere lavoravano duramente la terra con l’ausilio di un vecchio cavallo.

Un giorno, con tono disperato, il figlio corse dal padre e disse: “Padre, che sventura! Il nostro cavallo è sparito dalla stalla! Come faremo ad arare i campi?”

Il contadino con pacata ragionevolezza rispose: “Se si tratta di una sventura, solo il tempo ce lo dirà… Chi lo sa: forse sì, forse no”.

A distanza di qualche giorno, con tono raggiante, il figlio corse dal padre e disse: “Padre, la buona sorte è con noi! Arrivo ora dalla stalla, dove vi ho trovato il nostro vecchio cavallo assieme a un giovane stallone e una giumenta. Ora abbiamo tre cavalli, che fortuna!”

Il contadino con pacata ragionevolezza rispose: “Se si tratta di una fortuna, solo il tempo ce lo dirà… Chi lo sa: forse sì, forse no”.

Qualche giorno dopo, mentre si trovava nella stalla, il figlio del contadino cadde rovinosamente per terra e si ruppe una gamba. Disperato gridò: “Padre, che sventura! Nel tentativo di strigliare lo stallone questi si è imbizzarrito e ha iniziato a scalciare. Come farò ora ad aiutarti con il lavoro nei campi?”

Con rinnovata serenità il contadino rispose: “Se si tratta di una sventura, solo il tempo ce lo dirà… Chi lo sa: forse sì, forse no”.

Passarono i giorni e il figlio del contadino alquanto claudicante si lamentava nel letto. Da lì a poco, nell’umile capanna entrarono i funzionari del re. Stavano perlustrando tutto il reame alla ricerca di giovani sani e forti da arruolare per l’imminente guerra. Nei giorni successivi la guerra iniziò. Grazie al suo grave infortunio a differenza di molti altri giovani che morirono in battaglia, egli si salvò.

Il giovane figlio del contadino smise di lamentarsi, capì che nell’imprevedibilità della vita nulla è scontato. La vita è gremita di paradossi. Una fortuna può divenire una disgrazia ma può succedere anche l’esatto opposto. Ciò che oggi viviamo come una sventura, domani può rivelarsi una benedizione, allo stesso tempo, ciò che oggi viviamo come una benedizione, presto o tardi può rivelarsi un guaio.

Opportunità nascosta o insidia velata? Questa è la chiave: “Se si tratta di una fortuna o di una sventura, solo il tempo ce lo dirà… Chi lo sa: forse sì, forse no”.

 

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La vita non ci dà quello che vogliamo ma ci offre ciò di cui abbiamo bisogno

L’atteggiamento del contadino rispetto agli eventi della vita è oggettivo e imparziale. Non agisce mettendo in risalto né gli eventi positivi né gli eventi negativi: non analizza, non organizza e nemmeno cataloga gli eventi come giusti o ingiusti.

Non giudica la realtà nella sua parzialità e dai singoli episodi, egli guarda la vita nel suo insieme. Anziché adagiarsi e cercare di predire, o peggio, convogliare il futuro, il contadino accoglie, fluisce e partecipa alla vita in modo flessibile e dinamico. È consapevole che la vita non si basa su ciò che vogliamo; per questo evita di manipolare o forzare gli eventi e di imporre la propria volontà. Non giudica frettolosamente ma rimane in attesa che le cose si compiono… naturalmente. Partecipa agli alti e bassi della vita agendo nel momento giusto e in armonia con il contesto. Così facendo, senza sforzo, sa che sarà la vita stessa, al momento opportuno, a fargli comprendere il motivo per cui le cose accadono.

Quando la vita evolve noi evolviamo con Essa. Ogni avvenimento è uno spunto per rinnovarsi, è uno spunto per guardare di volta in volta, la vita, con occhi nuovi. Il saggio contadino attende senza fretta cosa la vita ha in serbo per lui. La sua non è un’attesa sterile o fine a e stessa ma è un rinnovo di fiducia nei confronti della vita stessa.

Per poter comprendere, occorre lasciare andare… per lasciare andare occorre prima aprirsi alla vita con saggia fiducia, rinnovando di volta in volta lo sguardo.

La saggezza del contadino si basa sulla teoria taoista.

 

FILOSOFIA TAOISTA

 

Il principio taoista è una dottrina filosofica, secondo la quale, si può vivere in armonia solo se si conduce un’esistenza autentica; in sintonia con l’ordine cosmico e il flusso naturale delle cose.

Concetti taoisti quali: dualità, mutamento costante e armonia, sono collegati all’eterna ciclicità della Vita. Questo principio di: nessun inizio e nessuna fine, difficilmente viene compreso dalla mente umana. Gli eventi della vita vengono percepiti come un singolo susseguirsi di circostanze, apparentemente lineari, disallineate tra loro anziché connesse e continuative.

Tao (o Dao) parola cinese che significa “la Via” o “il sentiero” è la sostanza suprema che governa, regola, equilibra e permea il Tutto. Rappresenta il corso naturale e spontaneo della Natura. E’ una forza Universale inesauribile e inarrestabile che scorre e tutto attraversa e basa le sue leggi sull’equilibrio che regolano lo Yin e lo Yang.

Yin e Yang interconnessi e mutevoli, rappresentano la dualità opposta e complementare che animano l’universo (luce/ombra, attivo/passivo, maschile/femminile). Sono una condizione fondamentale per l’ordine naturale dell’universo che tutto armonizza.

I simboli Yin e Yang, noti anche come Taijitu ☯, sono forze intraprendenti che non possono esistere l’uno senza l’altro. Non sono in conflitto ma collaborano per generare equilibrio e armonia: rappresentano le facce della stessa medaglia.

Ogni elemento contiene il seme dell’altro, sono costantemente interconnessi e fluendo si generano a vicenda. Rappresentano il concetto filosofico cinese di equilibrio dinamico. Indicano che nulla è assoluto o statico. Yin e Yang ci insegnano che l’eccesso di una forza genera il suo opposto e contrario, il che porta a una continua evoluzione e mutamento.

 

IN BREVE:

Taoismo: è una filosofia che fonda la sua dottrina sul movimento dello Yin e dello Yang e promuove l’esistenza come un eterno e ininterrotto divenire di trasformazioni.

Yin e Yang: sono i simboli che compongono il Taijitu.

Taijitu: è un diagramma che rappresenta la suprema polarità e l’interazione di forze opposte ma complementari.

Tao (o Dao): è il principio supremo che governa in modo ciclico l’universo tramite la costante interazione delle due forze Yin e Yang.

Ciclicità della vita: la fine di un ciclo prepara sempre a un nuovo inizio. Un nuovo inizio dà il via al ciclo successivo… in un ritmo costante e continuo.

“Non esiste un punto che ne segna l’origine
così come non esiste un punto che ne segna la fine.
Tutto nell’universo è soggetto ad un perpetuo incessante ciclo eterno”

 

I pilastri fondamentali della filosofia taoista sono: la “non azione” (o non interferenza), il “fare senza fare” e la “spontaneità”.

Questi concetti non promuovono l’inattività o l’attesa passiva, ma al contrario, ci ricordano di agire in armonia con le circostanze senza forzare gli eventi o imporre a tutti i costi la propria volontà.

Quando seguiamo questi principi ci allineiamo al Tao. Permettiamo all’energia universale di fluire liberamente senza opporci alla natura delle cose, e, assecondandola, si affronta il ciclo naturale degli eventi con flessibilità e distacco.

 

 INSEGNAMENTO

La vita è mutevole e bizzarra: difficile da inquadrare, imprevedibile nel suo modo di agire.

Questa parabola, ci esorta nel guardare le cose che ci capitano con: presenza, obiettività e distacco emotivo. Ci ricorda che nella vita non esiste “qualcosa” in assoluto: assolutamente bello, assolutamente fortunato, assolutamente giusto, al contrario, assolutamente brutto, assolutamente sfortunato, assolutamente sbagliato.

Mai giudicare! Mai contestualizzare quello che ci accade in modo assoluto, risoluto e precipitoso.

Questo racconto ci impartisce importanti lezioni di saggezza

 

Accogliere versus Accettare

Accogliere è un processo profondo, attivo, consapevole, che coinvolge la parte emotivo-animica. Significa andare oltre senza fermarsi alle apparenze, abbracciando una situazione o un evento così com’è o come a noi si manifesta.

Quando si accoglie si discerne. Si sceglie consapevolmente di non voler cambiare (gli eventi), di non volerli combattere e di astenersi dal giudicarli. Il suo principio si basa sull’apertura d’animo, che concepisce la vita come una forza impercettibilmente dinamica in costante cambiamento.

Accogliere significa andare oltre l’ego. Quest’apertura permette la connessione a nuove idee, prospettive diverse, visioni del mondo differenti dalle proprie. Ci consente di rivedere di volta in volta le nostre convinzioni e credenze.

 

Accettare è un processo automatico, passivo e cosciente, che coinvolge la parte razionale. Significa prendere atto in modo doloroso e sofferto, l’accadere di una situazione o di un evento, inevitabile.

Questa “forma mentis” riconosce come esistente ciò che ci accade. Non lo nega, ma lo rifiuta e disapprova. Le circostanze della vita vengono concepite con riluttanza, chiusura e impotenza.

Le informazioni e la memoria si congelano al pensiero che si aggrappa all’apparenza del presente. La vita è concepita come una forza ineluttabile e ostacolatrice, dimenticando talvolta che il momento presente è solo un frammento di vita transitorio. L’individuo viene spinto verso l’autocommiserazione anziché la comprensione (dal latino cum-prehendo “afferrare insieme”).

Il suo principio si basa principalmente sulla chiusura mentale. Questa chiusura, comporta resistenza passiva rispetto a una forza esteriore subita con disarmo e rassegnazione. Quando l’individuo si oppone con ostilità, talvolta inconscia, non potendo né combattere né cambiare le circostanze della vita, finisce per sentirsi vittima delle circostanze stesse.

Quando questa riluttanza mentale si oppone con tenacia e resistenza, crea una struttura e condizione di ristagno e sottomissione. Quando si è incapaci di accogliere, si perde di vista che la vita, così come le circostanze esistenziali, non sono ineluttabili e immutabili ma al contrario imprevedibili e inaspettate.

 

Punizione versus premio

La vita non punisce e non premia semplicemente: la vita È!

È una forza dinamica; è un insieme di eventi “presenti” apparentemente fermi, che dispongono le basi del futuro. Quando vivo nel presente sono consapevole che di un evento o di una situazione non posso conoscerne a priori i risvolti. Allo stesso modo non posso nemmeno conoscere le conseguenze che avranno origine nel lungo termine.

Questo racconto ci suggerisce di Vivere il presente e osservarlo oggettivamente anziché giudicarlo.

Nel presente la situazione attuale non è definitiva. La vita è un susseguirsi di eventi transitori è l’insieme di forze contrapposte e contrarie, divergenti e contrastanti. Mentre lei fluisce noi dobbiamo fluire con lei.

 

Mutevolezza e motivazioni

Eventi che inizialmente qualifichiamo sfortunati possono avere risvolti imprevedibilmente positivi.

Eventi che inizialmente sembrano fortunati possono avere risvolti imprevedibilmente negativi.

Quando accogliamo la mutevolezza e l’instabilità della vita, riconosciamo che può nascondere sia opportunità che insidie. Se gli eventi della vita portano con sé opportunità o insidie, solo con lo scorrere del tempo si saprà. Questo racconto ci ricorda di affidarci senza caricare di aspettative il futuro. Lasciamo fluire gli avvenimenti senza pre-occuparci di ciò che sarà o che cosa potrebbe accadere.

Nei suoi saliscendi la vita non spara sentenze affrettate, non emette verdetti incontrovertibili e non fa accadere “cose a caso”. Ci ricorda che il caso è solo apparente. Nulla è ineluttabile o prestabilito e la comprensione arriva sempre a posteriori.

Se vogliamo comprendere il motivo per cui si verificano determinati eventi o viviamo certe situazioni, dobbiamo aprire il cuore al momento presente. Quando viviamo il presente e sospendiamo il giudizio, la nostra predisposizione e disponibilità ci rende accessibile qualcosa che in apparenza è chiuso, il futuro. Viviamo il presente quando: smettiamo di analizzare i singoli eventi, smettiamo di dissezionare le vicissitudini della vita, smettiamo di aggrapparci o guardare al passato.

 

 EPILOGO

Tutti siamo in cammino in un viaggio chiamato Vita. Durante questo percorso, per non smarrirsi, ricordati di non ignorare l’utilità della completezza. Non è necessario sapere dove si sta andando, dove il prossimo passo ci condurrà o tentar di scoprire la mèta del viaggio nella sua frammentarietà.
La chiave 🗝️ è nella tua Fede.

 

Anima Celeste

 

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Fonte immagine: https://www.kompasiana.com/alimusrisyam/5f4bd452097f36563709c3c5/mimpi-petani#

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