![]()
Tempo di lettura stimato: 10 minuti

⇒ Capitolo XXII – Il giusto mezzo
⇒ Capitolo XXIII – Ricchezza e povertà
⇒ Capitolo XXIV – La Virtù, Pregi e difetti
⇒ Capitolo XXVI – Lo Stato (il Sovrano)
⇒ Capitolo XXVI – Lo Stato (il Governo)
⇒ Capitolo XXVI – Lo Stato (La nobiltà e i funzionari)
⇒ Capitolo XXVI – Lo Stato (il Popolo)
⇒ Capitolo XXV – Lo Stato (la Società)
CONFUCIO DISSE…
*Per riti bisogna intendere: tutto ciò che regola le cerimonie civili e religiose, le relazioni degli uomini fra di loro; la cortesia, il rispetto sociale, l’educazione, il tatto, ecc…
[pagina 87]
- «Il saggio si serve dei riti per evolvere le qualità naturali degli uomini».
- «Sono i riti che stabiliscono il giusto mezzo».
[pagina 88]
- «Dare la propria parola e mantenerla è compiere un rito. Agire e provare gioia è musica.»
[pagina 89]
- «Il rispetto per gli altri e per se stessi è la base dei riti.»
- «Allorquando si compiono i sacrifici, molto rispetto e poche cerimonie valgono più di molte cerimonie e poco rispetto».
Capitolo XII – Il giusto mezzo
[pagina 90]
- “Non essere giusto all’eccesso e non mostrarsi troppo saggio” – Ecclesiaste VII, 16
- “La rettitudine esagerata diventa ingiustizia. La bontà esagerata diviene stravaganza” – Lao Tse, 58
[pagine 91,92]
- «L’uomo superiore si mantiene nel giusto mezzo. L’uomo mediocre se ne allontana.
L’uomo superiore, perché egli è superiore, sempre vi si mantiene. L’uomo mediocre, perché egli è mediocre, non ha né riserbo né timore.
Mantenersi nel giusto mezzo è la perfezione. Pochi uomini sono capaci di mantenervisi a lungo.
[…]
La strada della ragione non è chiara, io lo so. I saggi la oltrepassano, i viziosi non la raggiungono.
Tutti gli uomini bevono e mangiano: rari sono coloro che sanno gustare i sapori.
[…]
Gli uomini dicono: «Io so» e si precipitano e cadono nelle reti, nelle trappole, nei fossati da dove nessuno è capaci di uscire.
Gli uomini dicono: «Io so» ed ognuno sceglie quel giusto mezzo in cui non è capace di perseverare neppure per un mese.
[…]
Un uomo può essere capace di governare un impero od un reame, di rinunciare agli onori ed ai profitti, di camminare sulle sciabole snudate, ma può essere incapace a mantenersi nel giusto mezzo.
[…]
Il saggio è accomodante ma non segue la moltitudine, la sua forza di animo è superiore alle due precedenti. Egli si mantiene nel giusto mezzo senza oscillare da nessuna parte. La sua forza d’animo è superiore!».
[…]
Colui che è perfetto senza compiere alcun sforzo e giunge alla perfezione senza applicarvisi e si mantiene con facilità nel giusto mezzo, è il grande saggio.
[…]
Praticare la virtù con equilibrio è la perfezione. Pochi uomini sono in grado di perseverarvi.
[…]
Tzai-Wo chiese: «L’uomo veramente umano apprendendo che qualcuno è caduto in un pozzo deve gettarvisi pure lui?».
Il maestro rispose: «Perché lo dovrebbe fare? Il saggio si recherà sul luogo, ma non deve precipitarsi nel pozzo. Egli a causa di questo atteggiamento potrà deludere, tuttavia non deve agire follemente».
Capitolo XXIII – Ricchezza e povertà
[pagina 95]
- «I discepolo della saggezza che ama troppo il suo benessere non è un vero discepolo».
- «Colui che agisce sempre in considerazione del suo interesse s’attirerà molti dolori».
- «Gli uomini desiderano le ricchezze e le onorificenze; se non potete ottenerle attraverso le vie della morale, non accettatele».
- «Gli uomini detestano la povertà e l’abbiezione; se vi cadete, sia pure ingiustamente, non rigettatela. Colui che pur essendo povero non è adulatore, od essendo ricco non è orgoglioso, è lodevole. Ma colui che è allegro nella miseria o affabile nella ricchezza, lo è maggiormente».
- «I saggi soccorrono i bisognosi ma non aggiungono nulla all’opulenza dei ricchi».
- « […]. Le ricchezze e le onorificenze ottenute senza merito io le considero come instabili nuvole».
[pagina 96]
- «I saggi soccorrono i bisognosi ma non aggiungono nulla all’opulenza dei ricchi».
Capitolo XXIV – La virtù, pregi e difetti
[pagina 96]
- «Non esistono che due strade: quella della virtù e quella del vizio».
- «Non ho ancora visto un uomo che ami tanto la virtù quanto si ama il vizio».
- «Colui che ama la virtù la pone al di sopra d’ogni cosa».
[pagina 97]
- «Un uomo virtuoso può sicuramente parlare della virtù. Colui che parla della virtù non è obbligatoriamente virtuoso».
- «Un uomo perfetto è sicuramente coraggioso. Un uomo coraggioso non è obbligatoriamente perfetto».
[pagina 98]
- «Gli abitanti del Mezzogiorno dicono: «Un uomo incostante non può diventare né medico né stregone.» L’uomo che, pure essendone dotato, non fa uso continuo delle sue buone qualità viene additato con derisione».
- «Di un buon cavallo si loda più il coraggio che la forza».
[pagina 99]
- «Una minuscola impazienza rovina un grande progetto».
[pagina 99]
- «Il linguaggio deve servire per comprendersi l’un l’altro e niente di più».
- «L’uomo perfetto parla poco».
- «È inutile parlare delle cose terminate, criticare quelle che sono riuscite, biasimare ciò che è superato».
- «Ripetere per i sentieri ciò che si è inteso lungo la strada maestra significa aver perso completamente il buon senso».
[pagina 102]
- «Il saggio si applica a essere ponderato nel parlare e diligente nell’agire. Colui che non è ponderato nel parlare troverà difficoltà nell’agire»
- Il Maestro disse: «Non vorrei parlare mai più». Tzu-Kung, allora, disse: «Maestro se voi non parlate, i vostri discepoli cosa mia potranno trasmettere ai posteri?». Il Maestro rispose: «Forse che il Cielo parla? Le quattro stagioni seguono il loro corso, le creature vengono alla vita: quando mail il Cielo parla?».
- «Allorquando la saggezza regna nel mondo, le azioni generano rami e foglie.
Se regna la stupidità sono le parole ad avere ramoscelli e foglie».
Capitolo XXVI – Lo Stato (il Sovrano)
[pagine 104,105]
- «Nel cielo non vi sono due soli; in una nazione non vi sono due sovrani; in una famiglia non vi sono due capi.
Il popolo deve considerare il principe come se egli fosse il suo cuore.
Il principe deve considerare il popolo come se esso fosse il suo corpo».
- «La virtù del principe è come il vento, quella del popolo è come l’erba. Al soffio del vento, l’erba si curva sempre».
- «Impone contributi senza creare malcontenti, scegliendo ed esigendo imposte necessarie».
- «Modera i suoi desideri personali; non desiderando altro che il bene del popolo ed ottenendo che sia ben trattato».
[pagina 108]
- «Coloro che governano uno Stato o una provincia devono mantenere l’ordine e la pace senza preoccuparsi della povertà di queste regioni. Ove regnano l’ordine e la concordia la povertà sparisce; ove regna la pace non vi sono rivolte.
Se il principe valorizza gli uomini retti e destituisce i malvagi il popolo sarà docile. Se valorizza i malvagi e destituisce i retti il popolo si ribellerà.
Se il principe ricambia con bontà le buone azioni, il popolo ne è incoraggiato.
Se il principe ricambia con malvagità le azioni malvage, il popolo sarà costretto al dovere.
Se il principe parla saggiamente e nessuno lo contraddice, tutto andrà per il meglio. Ma se parla scioccamente e nessuno lo contraddice è possibile che lo Stato cada in rovina».
[pagina 110]
- «Incoraggia i saggi allontanando gli adulatori, sfuggendo la voluttà, spezzando le ricchezze ed elevando la virtù».
Capitolo XXVI – Lo Stato (il Governo)
[pagina 111]
- «Per reggere il governo è bene soprattutto dare disposizioni esatte per ogni cosa».
[pagina 112]
- «Come potrebbe governare gli altri colui che non sa governare se stesso?».
- «Chi governa deve occuparsi degli interessi dello Stato senza stancarsi ed esercitarli con giustizia».
- «Per governare bene uno Stato è necessario allontanare i parolai. I parolai sono dannosi».
- «[…] Nessun popolo può sopravvivere se non ha fiducia in chi lo governa».
[pagina 113]
- «Se si governa mediante le leggi e si mantiene l’ordine mediante le punizioni, il popolo cercherà di evitare le sanzioni ma non avrà alcun scrupolo.
Se si governa mediante l’esempio della virtù e si mantiene l’ordine mediante la buona educazione, il popolo avrà degli scrupoli e si correggerà.
[…]
Colui che governa mediante l’esempio della virtù è come la stella polare che sta immobile al centro delle altre stelle le quali le ruotano attorno».
- «Se non desiderate i beni altrui od anche se li scambiate, i ladri non esisterebbero».
[pagina 114]
- «Governate il popolo con dignità, esso sarà rispettoso.
Osservate la devozione filiale e siate buoni, esso vi sarà fedele.
Ricompensate gli uomini virtuosi, offrite l’istruzione a coloro che ne abbisognano, esso sarà portato al bene.
Rispettare la devozione filiale e l’amicizia fraterna; anche questo è un atto di governo. Non è necessario occupare una pubblica carica per partecipare al governo».
Capitolo XXVI – Lo Stato (La nobiltà e i funzionari)
[pagine 114, 115,116,117,118]
- «L’uomo superiore deve occuparsi non dei dettagli ma dell’insieme.
L’uomo normale non deve comandare, tuttavia gli si possono affidare i dettagli.
[…]
Se i superiori sono educati, il popolo non oserà mostrarsi privo di rispetto. Se sono giusti, nessuno oserà disubbidire. Se amano la sincerità, nessuno sarà in mala fede. E da ogni luogo accorreranno le genti portando sul dorso i loro bimbi.
[…]
Se siete investiti di una carica ascoltate molto, scartate ciò che è dubbio e ripetete il resto con prudenza: sarete poco biasimati
[…]
Osservate molto, scartate ciò che è dannoso, compite il resto con prudenza: avrete pochi dispiaceri.[…]
In materia di amministrazione evitate di agire sconsideratamente e non cercate piccoli vantaggi.
Se volete procedere velocemente non vedrete l’insieme.
Se cercate piccoli risultati le grandi cose non vi riusciranno.
[…]
Non conviene introdurre uomini vili al servizio del principe. Costoro finché non hanno ottenuto una carica fanno di tutto per ottenerla. Allorquando l’hanno ottenuta temono di perderla. Allorquando temono di perderla sono capaci di qualsiasi azione.
[…]
Colui che tiene il suo tesoro accuratamente nascosto allorquando il Paese è agli estremi, è inumano.
[…]
Un buon suddito non deve ingannare il suo principe e neppure soccombere alla sua potenza».
Capitolo XXVI – Lo Stato (il Popolo)
[pagine 118,119]
- «Dapprima è bene arricchire il popolo, quindi istruirlo»
- «Condurre un popolo alla guerra prima d’averlo addestrato significa portalo alla disfatta»
- «Che un uomo sia amato da tutti i cittadini, non significa niente.
Che sia detestato, non significa niente.
È necessario ch’egli sia amato dai buoni e detestato dai cattivi.
Allorquando la folla detesta qualcuno; esaminatelo.
Allorquando la folla ama qualcuno: esaminatelo». - «Gli uomini di guerra che non sanno adattarsi alla miseria diventano dei ribelli.
Gli uomini privi di virtù le cui sofferenze sono eccessive si rivoltano».
Capitolo XXVI – Lo Stato (La Società)
[pagine 120,121,122]
- «Gli antichi avevano tre difetti che oggi si possono dichiarare scomparsi:
In altri tempi gli orgogliosi erano sdegnosi; oggi sono irascibili e aggressivi.
In altri tempi gli ignoranti erano fastosi; oggi sono insaziabili.
In altri tempi gli ambiziosi erano onesti; oggi sono furbi». - Il principe Sheh disse a Confucio: «Nel mio paese gli uomini sono retti: se un padre ruba un montone suo figlio lo denuncia». Confucio rispose: «Gli uomini retti nel mio paese sono differenti: il padre nasconde gli errori del figlio, il figlio nasconde gli errori del padre. Anche questa è rettitudine».
- «Dimenticate le manchevolezze passate: avrete pochi nemici».
- «Colui che è severo con se stesso e indulgente con gli altri evita i risentimenti».
- «In altri tempi ci si istruiva per sé: oggi ci si istruisce per ingannare gli altri».
- «Esistono tre generi d’amicizie utili e tre nocive:
Gli amici retti, gli uomini franchi ed i sapienti, sono utili.
Gli amici ipocriti, i fanfaroni e gli adulatori, sono nocivi». - «Colui che non sa distinguere chiaramente il bene non può essere sincero con se stesso»
- «Mi chiedo a chi potrebbe essere utile un uomo bugiardo: è come un carro pesante privo di timone e un carro leggero privo di stanghe»
- «È soltanto nel cuore dell’inverno che ci si rende conto come i cipressi e i pini, al contrario degli altri alberi, conservano il loro fogliame»
- «In presenza di un superiore si possono commettere tre errori:
Parlargli per primi: errore di tatto.
Non rispondergli prontamente: errore di franchezza.
Parlargli senza osservare il suo atteggiamento: errore di prudenza.» - «Bere e mangiare, restare tutta la giornata senza interessare il proprio spirito: quale miseria! Non esistono forse giochi di dadi o di scacchi che hanno pure la loro saggezza?»
- Il Maestro si trovava presso un corso d’acqua; disse: «Tutto passa come quest’acqua, nulla s’arresta nè di giorno nè di notte».
Leggi anche: La dottrina di Confucio
Anima Celeste

Fonte immagine (rielaborata): https://www.ilpiacerediraccontare.it/2024/11/15/cosa-ha-da-insegnarci-oggi-confucio-2/
Fonte Testo (estratto da📖): Pensieri Morali – Confucio – (Collana Selene) Eurostampa Editrice Milano