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⇒ Capitolo IV – I suoi costumi e la sua educazione
⇒ Capitolo V – Il Cielo e gli spiriti
⇒ Capitolo VI – L’insegnamento e gli studi
⇒ Capitolo VIII – I suoi gusti e le sue qualità
⇒ Capitolo XIII – La legge morale
⇒ Capitolo XVII – Umanità e giustizia
⇒ Capitolo XVIII – I doveri. Esortazioni
⇒ Capitolo XIX – L’educazione superiore
CONFUCIO DISSE…
Capitolo IV – I suoi costumi e la sua educazione
[pagina 29]
- Kang-Tsu gli inviò una medicina, Confucio compì un inchino e l’accettò ma subito dopo disse: «Non conosco questo rimedio e non oso provarlo».
- Il Maestro pescava con la canna ma non con la rete. Non lanciava frecce agli uccelli che dormivano.
Capitolo V – Il Cielo e gli spiriti
[pagina 30]
- Confucio accettava le cariche considerandone l’utilità e, nell’osservanza dei suoi principi, le abbandonava. Che godesse di una carica o ne fosse privo Confucio diceva: «Questa è la volontà del cielo».
Capitolo VI – L’insegnamento e gli studi
[pagina 31]
- Il Maestro insegnava quattro cose: le dottrine letterarie, l’energia, l’integrità e la sincerità.
- I principi fondamentali della dottrina del Maestro riguardano la rettitudine e l’amore per il prossimo.
[pagina 32]
- Tzu-Kung disse: «Chiunque può udire e comprendere ciò che il Maestro insegna delle arti e delle dottrine letterarie; non è invece così quando egli parla della natura umana e della possanza del Cielo».
- Jen-Chiao disse a Confucio: «Io non rifiuto il vostro insegnamento ma le forze non mi reggono». Il Maestro rispose: «Coloro ai quali non reggono le forze soccombono lungo la strada. Voi, inoltre, vi ponete dei limiti».
- Confucio accettò l’invito di Pi-Hsi, un governatore ribelle. Tzu-Lu, allora, gli disse: «Altre volte vi intesi dichiarare: il saggio non si avvicina a chi male agisce». Il Maestro rispose: «È vero, io l’ho detto. Ma ho pure detto: ciò che è purissimo non si lascia assottigliare dalla mola; ciò che è veramente bianco, ben imbevuto nella tintura, non diviene nero. Sono forse una zucca più adatta ad essere appesa che ad essere mangiata?»
[pagina 33]
- «Non ho mai negato il mio insegnamento a chi, sia pure con miseri doni, è venuto spontaneamente a me».
- «Tanto l’uomo buono che il malvagio mi sono maestri. L’uno mi mostra le virtù ch’io debbo acquisire, l’altro i difetti ch’io debbo correggere».
[pagina 34]
- Il Maestro disse: «A quindici anni mi dedicai allo studio. A trent’anni mi seppi comportare secondo le regole. A quarant’anni non mi lasciai più ingannare dalle illusioni. A cinquant’anni compresi la volontà del Cielo. A sessant’anni riuscii a comprendere senza riflettere ciò che udivo. A settant’anni acconsentii ad ogni desiderio del mio cuore senza trasgredire alle leggi della morale».
- «Non sono nato sapiente. Amo i saggi dell’antichità e con ardore li ho studiati».
[pagina 35]
- «Non invento, tramando ciò che dissero i saggi dell’antichità. Li amo e ho fede in loro».
- «Sono colto quanto chiunque altro; quando mai raggiungerò la vera saggezza?»
[pagina 36]
- «Non sono saccente, ma se un uomo semplice mi interroga, quanto più questi è limitato tanto più io replico, spiegando ogni particolare fino ad esaurire l’argomento».
- «Non istruisco chi non si sforza di intendere. Non illumino chi non si sforza di penetrare il proprio pensiero. Se, dato il valore di un angolo, l’allievo non pensa a trarne un rapporto con gli altri tre, io non insisto».
[pagine 31,32]
- Huei diceva sospirando: «Tanto più considero la dottrina del Maestro quanto più la trovo eccelsa, tanto più la approfondisco quanto più la trovo infinita. Essa mi sfugge sempre per un particolare. L’eccellenza del Maestro sta nell’ordine e nel metodo; egli sviluppa la nostra personalità con lo studio delle dottrine letterarie e ci insegna la disciplina con lo studio dei riti. Se volessi fermarmi, ora non lo potrei. Sebbene sfrutti ogni mia facoltà mi si antepone sempre alcuna cosa così elevata ch’io, mio malgrado, non giungo ad afferrarla».
Capitolo VIII – I suoi gusti e le sue qualità
[pagina 40]
- Confucio rifuggiva ogni esagerazione.
- Il Maestro rifuggiva quattro difetti: era privo di desideri; non era perentorio né ostinato e neppure egoista.
- Il Maestro parlava raramente di guadagno, del destino e della perfezione.
[pagina 41]
- «Non chiedo e neppure rifiuto»
- «Detesto le apparenze prive di sostanza»
«Detesto le male erbe perché temo che esse soffochino le buone»
«Detesto gli abili discorsi che falsano la giustizia»
«Detesto le lingue velenose che alterano la verità»
[pagina 45]
- «Se avessi ancora alcuni anni di vita e ne dedicassi cinquanta allo studio del I-King, potrei evitare dei gravi errori»
[pagine 53, 54]
- «Solo il Cielo è immenso.
«Creare senza agire è virtù del Cielo.
«Se il Cielo e la Terra non si fossero congiunti tutte le creature non sarebbero nate.
«La perfezione è opera del Cielo; perfezionarsi è il dovere dell’uomo.
«Colui che non comprende il valore del Cielo non potrà mai essere un saggio.
«Il Cielo dona la vita ad ogni creatura e la tratta secondo i suoi meriti: la sostiene se in essa v’è rettitudine, l’abbatte se in essa v’è rilassatezza.
«Il Cielo mi donò la vita e con essa la virtù.
[…]».
*Per spiriti s’intendono sia i geni buoni che i geni malvagi: i lari, i mani degli antenati; i geni della città e dei villaggi, dei fiumi e dei monti; gli spettri, gli incubi ed i succubi, etc.
[pagina 55]
- «Tutto ciò che vive, muore. Il cadavere ritorna alla terra e produce lo spirito inferiore. La carne e le ossa si riducono in polvere. Il puro spirito sale alla gloria dei Cieli come una freccia».
- Quali straordinarie facoltà hanno gli spirti! L’occhio non li vede né l’orecchio li ode, tuttavia essi esistono ovunque. In tutto l’universo gli uomini compiono riti di purificazione e vestono ricchi abiti per offrire loro i sacrifici. Innumerevoli, essi sono in ogni luogo; sopra noi, a destra a sinistra. Nello Shi-King è scritto: «il sopraggiungere degli spiriti non è percepibile, tuttavia esso è reale. La loro esistenza non può essere avvertita dai sensi, tuttavia non si può negarne la realtà».
[pagina 56]
- «Colui che reca offesa al Cielo pregherà invano gli spiriti».
- «Come potrà adempiere i propri doveri verso gli spiriti colui che non li adempie verso gli uomini?»
- «Colui che sacrifica ad uno spirito cui non gli spetta sacrificare, compie un atto di adulazione».
- «Come potrà sapere cosa è la morte colui che non sa cosa è la vita?»
- «Aver cura nell’adempiere il proprio dovere di fronte agli uomini, onorare gli spiriti senza troppo accostarsi a loro: ecco la vera saggezza».
Capitolo XIII – La legge morale
[pagina 56]
- «La legge che il Cielo ha posto nel cuore degli uomini si chiama legge naturale».
- «La regola che segue la legge naturale si chiama legge morale».
(Definizione di K’ung-Chi nipote di Confucio 🙏 – Tchung-Yung,I)
[pagine 56, 57]
- «Colui che al mattino ha compreso la legge morale può morire al calar del sole.
La legge morale è umana. Se gli uomini formulano leggi inumane, violano la legge morale.
Come colui che costruendo un manico d’ascia prende a modello un altro manico d’ascia e sovrapponendoli ne osserva i contorni per assicurarsi che siano uguali, così il saggio forma gli uomini confrontandoli l’un l’altro. Egli, pertanto, si limita a correggere i loro difetti.
Li guida con giustizia ed indulgenza senza allontanarsi dalla legge morale.
Non fa ad altri ciò che non ama venga fatto a lui.
Nello studio della legge morale il saggio va dal semplice al complesso, da ciò che è profano a ciò che è sublime.
Inutile sarà il sapere di colui che pur avendo compreso la legge morale non possiede la virtù necessaria a praticarla.
[…]».
[pagine 58,59,60]
- «Di tutti gli esseri cui il Cielo ha dato la vita e che la terra nutre, l’uomo è il più nobile.
Ogni uomo nasce retto.
Gli uomini sono fondamentalmente simili, le abitudini li rendono dissimili.
Solo gli spiriti superiori e gli sciocchi non mutano.
I difetti degli uomini si possono classificare in categorie. Esaminando i difetti di un uomo se ne individuano i pregi.
Se si osservano le azioni di un uomo, se si considerano i motivi che lo spingono ad agire, se si conosce ciò che gli dà gioia, che cosa potrebbe egli nasconderci?
I difetti che persistono in un uomo di quarant’anni sono incorreggibili.
Colui che non comprende il volere del Cielo non sarà mai un saggio.
Colui che non osserva i riti non saprà conoscere gli uomini.
L’uomo che sa non esita.
L’uomo buono non è triste.
L’uomo ardito non teme nulla.
L’uomo coraggioso, semplice e modesto è vicino alla perfezione.
Fare il bene senza cercar ricompensa, sfuggire il male senza temerne la punizione, simili sentimenti sono rari sulla terra.
Colui che in contrasto con il suo interesse tiene in considerazione la rettitudine, che di fronte al pericolo offre la sua vita, che col passare degli anni non dimentica lo scopo della sua esistenza, può senz’altro essere considerato perfetto.
Allorquando un uomo non ha rispetto per se stesso riscuote il disprezzo altrui.
Allorquando una famiglia s’è rovinata con le proprie azioni gli altri lo depredano.
Allorquando un Paese s’è suicidato gli altri lo invadono.
Nello Shu-King è scritto: “Se le nostre sventure vengono dal Cielo si può sfuggirle; se noi le abbiamo volute, siamo perduti”. Ciò conferma di quanto ho detto».
[pagina 63]
- «Il saggio rispetta tutto. Ma soprattutto rispetta se stesso».
[pagina 64]
- «L’arciere ha un aspetto in comune con il saggio: allorquando manca il bersaglio ne cerca le cause in se stesso».
- «Il saggio è perseverante; non ostinato».
- «Il saggio non è uno specialista. Egli vede la totalità, non il particolare. L’uomo mediocre fa dei paragoni e non risale al tutto.»
[pagina 65]
- «Il saggio sempre tende all’alto, l’uomo mediocre al basso.
Egli non considera che la virtù; l’uomo mediocre, la felicità terrena». - «Il saggio mira ad osservare le leggi; l’uomo mediocre ad ottenere i favori».
[pagina 66]
- «Il saggio conosce il suo dovere; l’uomo mediocre il suo interesse».
- «Il saggio si ripromette tutto da se stesso; l’uomo mediocre si ripromette tutto dagli altri».
- «Il saggio è libero e sereno; l’uomo mediocre affaccendato e preoccupato».
[pagina 67]
- «I progetti del saggio non superano mai i limiti della sua condizione.»
[pagina 69]
- «Il saggio agisce secondo le sue parole, poi insegna ciò agli altri».
- «Egli perfeziona la qualità degli uomini e non fomenta i loro difetti. L’uomo mediocre fa il contrario».
- «Il saggio non schiaccia gli altri con la sua superiorità; non li umilia mettendo in rilievo la loro incapacità».
- «Il saggio vive con gli uomini del suo tempo e studia gli uomini del passato. Lavora per i suoi Varrà come modello nel futuro».
Capitolo XVII – Umanità e giustizia
[pagina 72]
- «In materia di umanità non ci si deve sottomettere neppure al proprio maestro».
[pagina 73]
- «Colui che non ha alcuna umanità né saggezza né cortesia né coscienza del dovere è simile allo schiavo».
[pagina 74]
- Tzu-Lu chiese: «Il saggio non considera affatto il coraggio?». Il Maestro rispose «Il saggio pone la giustizia al di sopra di tutto».
Capitolo XVIII – I doveri. Esortazioni
[pagina 75]
- «Lo studio, la dura fatica, ka scrupolosità, sono i princìpi dell’educazione di se stessi. Colui che li pratica può governare gli uomini e gli imperatori».
- «Si può approvare un giusto consiglio, ma l’essenziale è correggersi».
- «Si può gioire di un cortese incoraggiamento, ma l’essenziale è perseverare».
[pagina 78]
- «Non si devono risparmiare i lavori faticosi a chi si ama. Non si devono risparmiare le critiche a chi si stima».
- «L’uomo di cuore, l’uomo veramente umano, non cerca di salvare la vita a detrimento della virtù. Esistono casi in cui egli la dona per elevare la virtù».
Capitolo XIX – L’educazione superiore
[pagine 78,79,80]
- «Il principio dell’educazione superiore è questo: comprendere e sviluppare le virtù innate, educare il popolo, tendere alla perfezione.
È quindi necessario sapere ciò che si vuole e volerlo risolutamente.
Poste le basi di questo programma, lo spirito sarà limpido e tranquillo. Nella tranquillità potrà meditare e la meditazione porterà i suoi frutti.
È necessario considerare il principio e la fine di tutte le cose; le origini e le conseguenze di ogni azione. Colui che comprenderà le cause e gli effetti sarà vicino al più limpido discernimento.
I principi dell’antichità i quali volevano sviluppare le virtù innate negli uomini facevano in modo di governare saggiamente.
Per governare saggiamente i principati, organizzavano ordinatamente le famiglie.
Per organizzare ordinatamente le famiglie, perfezionavano se stessi.
Per perfezionare se stessi cercavano di dominare le loro passioni.
Per dominare le passioni, pensavano rettamente.
Per pensare rettamente, si istruivano con serietà.
L’istruzione perfetta si acquisisce mediante lo studio intenso degli esseri e delle cose.
Mediante lo studio profondo degli esseri e delle cose, si giunge a possedere un’istruzione perfetta.
Se si possiede un’istruzione perfetta si pensa rettamente.
Se i pensieri sono retti si dominano le passioni.
Se si dominano le passioni l’uomo è senza difetti.
Se l’uomo è senza difetti fa sì che l’ordine regni nella sua famiglia.
Se l’ordine regna nelle famiglie le provincie sono ben governate.
Se le provincie sono ben governate l’impero è in pace.
Dal Figlio del Cielo all’uomo del popolo il dovere di ognuno è di perfezionarsi.
Se si viola questo principio le conseguenze saranno disastrose perché non s’è mai visto un uomo ignorare l’intero e curarne i particolari».
[pagine 81, 82]
- «Fra uomini ben educati non esiste differenza di classe.
Colui il cui pensiero non va lontano conoscerà da vicino la noia.
Coloro che possiedono un’innata conoscenza dei principi della virtù sono uomini superiori.
Successivamente si distinguono coloro che li acquisiscono attraverso lo studio e quindi coloro che pur essendo poco intelligenti si applicano a studiarli.
Gli ottusi che non studiano sono al di sotto di ogni cosa.
Il saggio si perfeziona al fine di rendersi rispettabile; quindi, per fare la felicità del suo prossimo ed infine, quella del suo popolo.
Colui che vuole perfezionarsi dovrà scegliere il bene e attenervisi fortemente. Studierà molto, si farà spiegare minuziosamente ciò che gli potrebbe sfuggire, mediterà profondamente, farà una cernita intelligente ed agirà con fermezza.
Non studierà ogni cosa, tuttavia non scarterà ciò che studia anche se questo fosse senza risultato.
Non chiederà di ogni cosa, tuttavia non smetterà d’interrogare anche se non comprende le risposte.
Non mediterà su ogni cosa, tuttavia non scarterà gli argomenti su cui medita anche se non vi trova ciò che cerca.
La sua scelta non riguarderà ogni cosa, tuttavia non scarterà gli argomenti che ha scelto anche se non li capisce chiaramente.
Ciò che gli altri risolveranno al primo tentativo, egli lo risolverà al centesimo; se essi lo risolveranno al decimo, egli lo risolverà al millesimo.
Comunque egli sia, se adotterà questi principi svilupperà la sua intelligenza e la sua debolezza si tramuterà in forza.
[…]».
[pagina 82]
- «L’amore per l’umanità privo dell’amore per lo studio genera la stupidità».
- «L’amore per la fermezza d’animo privo dell’amore per lo studio conduce all’ostinazione».
- «Esistono uomini bene educati i quali, tuttavia, non sono perfetti».
- «Colui che lascia prevalere la propria indole sull’educazione è un rustico».
- «Colui che ha elevato l’indole e l’educazione può divenire un uomo superiore».
[pagina 83]
- «Nell’esercizio delle virtù comuni, nella conversazione di ogni giorno: sforzarsi di correggere anche i più piccoli difetti, evitare di promettere ciò che non si potrà mantenere, avere cura di uniformare le parole alle azioni e le azioni alle parole; non è questa, forse la perfezione del saggio?
Non correggersi dopo aver compiuto l’errore: ecco l’errore.
E dunque è tutto finito? Non ho ancora visto un uomo capace di riconoscere i suoi errori e d’accusarsene.
L’uomo può perfezionare le sue virtù innate. Non sono le virtù innate a rendere perfetto un uomo.
[…]»
[pagina 84]
- «Rivedere ciò che si è imparato quasi lo si stesse nuovamente imparando, ecco come si può divenire maestri».
[pagina 85]
- «Ciò che si sa, averne la consapevolezza; ciò che non si sa, conoscerne l’ignoranza: ecco il vero sapere».
- «Allorquando conoscete un saggio pensate ad imitarlo. Allorquando conoscete un uomo che non lo è, raccoglietevi in voi stessi ed esaminatevi.»
- «Se non concedete il vostro insegnamento ad un uomo che è in grado di riceverlo perderete quest’uomo.
«Se concedete il vostro insegnamento a colui che non è in grado di riceverlo perderete il vostro insegnamento.
Un maestro avveduto non perderà né un uomo né il suo insegnamento».
[pagina 86]
- «Combattere i propri difetti e non quelli d’altri significa esaltare la propria modestia».
- «Se veglierete attentamente sui vostri sentimenti ne sarete il padrone; se vi abbandonerete a voi stesso ne sarete dominato. Essi vanno e vengono senza epoche determinate, né si sa dove dimorino».
- «Esistono tre generi di distrazioni utili e tre nocive.
Amare lo studio del rituale delle cerimonie, amare dir bene del prossimo, amare le riunioni dei saggi: ciò è utile.
Amare le ostentazioni, l’ozio, l’inerzia, i festini e le dissolutezze: tutto ciò è nocivo». - «La poesia eleva l’anima. L’osservanza dei riti dà fiducia in noi stessi. La musica completa la nostra perfezione».
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Anima Celeste

Fonte immagine (rielaborata): https://www.ilpiacerediraccontare.it/2024/11/15/cosa-ha-da-insegnarci-oggi-confucio-2/
Fonte Testo (estratto da📖): Pensieri Morali – Confucio – (Collana Selene) Eurostampa Editrice Milano