Il Cammino dell’Anima attraverso il Giardino del Cuore
Feriae Augusti (il riposo di Augusto)

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FERRAGOSTO
origini e tradizione

 

PREMESSA

Quello che era nato come un “banale” articolo sulle origini del Ferragosto è diventato in realtà un piccolo racconto. Andare oltre la superficie è stata una gradita sorpresa… mi ha permesso di scoprire tutta una serie di informazioni che mai avrei pensato.

E così, scopro. Il feriae Augusti, istituito per volere dell’imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C., è di fatto una “rivisitazione” o meglio una sovrapposizione, di preesistenti e importantissime feste pagane, che affondano le proprie radici in ere remote e molto più arcaiche, rispetto al feriae Augusti stesso.  E così, le antichissime celebrazioni durante gli Opincosivia dedicati alla Dea Madre di origine italica, Ope, sostituite successivamente dalle celebrazioni in onore del dio Conso durante i Cunsalia, rievocano tutta una struttura che permette alla mente e allo spirito di viaggiare lontano nel tempo; di ritornare a quelle memorie lontane. Memorie dove affondano le nostre radici. Memorie di quella “terra” che profuma di grano, raggiungibile solamente coll’immaginazione e con un profondo raccoglimento interiore.

…. è questo che succede… ciò che all’origine narra di festa agreste, nutrimento, fecondità e gloriosa abbondanza, smarrisce il suo punto focale e arriva fino a noi, svuotato di valore e riempito di consumismo forzato e di mera sopravvivenza.

Buona lettura

 

 

 

 

 

Feriae Augusti o Ferragosto

I Consualia, l’antica festa pagana ai primordi del Feriae Augusti

Opinconsivia, il culto antico della Dea, Madre del Feriae Augusti

La mutazione da Feriae Augusti in FERIAE AUGUSTALES

FERIAE AUGUSTALES: Tutto l’impero è in festa

Ferragosto, festa del fuoco e dell’acqua

La festa cristiana si sovrappone alla tradizione laica

Il rilancio moderno: le gite fuoriporta 

 

Feriae Augusti o Ferragosto

Poiché il calendario romano iniziava dal mese di marzo, Sextilis, era il nome in latino antico del sesto mese dell’anno, oggi corrispondente al nostro attuale mese di agosto. A partire dall’8 a.C., il Senato romano dedicò il sesto mese dell’anno a Cesare Ottaviano Augusto, rinominando Sextilis in Augustus (o mensis Augustus).  La parola Augustus il cui significato in latino “venerabile”, “consacrato” o “maestoso”, ricorda proprio le grandi vittorie ottenute dal fondatore dell’Impero romano e il suo primo consolato. Questo titolo onorifico e sacrale divenne poi il nome distintivo di tutti gli imperatori che gli susseguirono.

La parola italiana Ferragosto corrisponde a un’antica festa romana; l’espressione latina deriva da Feriae Augusti, letteralmente “il riposo di Augusto” o “le feste di Augusto”. Fu per volere dell’imperatore Ottaviano Augusto che nel 18 a.C. venne istituita: celebrava il riposo e segnava la fine dei principali lavori agricoli nei campi. In origine la ricorrenza cadeva il 1º agosto, a posteriori venne prolungata fino a durare tutto il mese estivo.

Il feriae Augusti iniziava alle calende e terminava a fine mese.

 

Il termine Calende da cui deriva il termine moderno calendario,
proviene dal verbo calare, in latino “kalendae”,
che significa “chiamare a raccolta”.
Le calende erano il primo giorno di ciascun mese nel calendario antico romano.

 

I Consualia, l’antica festa pagana ai primordi del Feriae Augusti

Conso, antica divinità pagana

I festeggiamenti del Feriae Augusti, si rifacevano a una festa molto più antica dedicata alla divinità pagana Conso. L’origine del suo nome sembrerebbe derivare da condere (nascondere/custodire) o da conserere (seminare). Conso, antico dio italico e romano, custode della terra, protettore del grano, dei raccolti e della semina, veniva festeggiato durante i Consualia, antiche feste romane a lui dedicate.

I festeggiamenti avevano luogo a Roma al Circo Massimo dove si trovava L’Ara Consi. Questo antico altare di tipo ipogeo (sotterraneo) coperto di terra e consacrato al dio arcaico Consus, simboleggiava la protezione del grano nascosto nei depositi sotterranei. L’Ara Consi veniva disseppellita solo durante le celebrazioni di questa ricorrenza.

 

I riti principali per onorare il dio della terra e dei granai prevedevano tre date precise:

7 luglio (festa minore) – dedicata ai muli e alle corse di questi animali.

21 agosto (dopo la mietitura) – dedicata al ringraziamento dopo il raccolto. Si celebravano per chiedere protezione e salvaguardia verso le scorte alimentari e della conservazione del grano.

15 dicembre (dopo la semina) – noti anche come grandi Consualia invernali, si celebrava per festeggiare le fine della semina. I rituali avevano funzione sia propiziatoria che protettiva verso le sementi sotterrate.

 

Il culto guidato dalle Vestali e dai flàmini (antichi sacerdoti romani), iniziava con il dissotterramento dell’altare per poi proseguire con riti sacrificali e le corse di cavalli, asini e muli. Durante i festeggiamenti gli animali da tiro come i buoi e gli animali da soma (cavalli, asini e muli), venivano esonerati dal lavoro nei campi; adornati a festa, venivano festeggiati e solennizzati nelle feste popolari e nelle parate.

 

Gli animali da soma venivano considerati animali sacri legati al culto del dio Neptunus Equestsris (il Nettuno equestre) protettore delle corse dei cavalli e degli animali da tiro. Il Dio Conso veniva spesso associato al dio Nettuno equestre proprio per sottolineare il legame molto stretto tra questi animali e il lavoro nei campi.

 

 

Il Dio protettore di cereali e dei silos sotterranei, non era rappresentato da statue o immagini umane, ma da un seme di grano e dalla terra stessa. Simbolo della natura ctonia (sotterranea) e del mistero della semina, questa divinità collegata al mondo agricolo e alle corse tradizionali, rappresentava la forza nascosta della terra, la vita che rinasce e la protezione delle riserve di cibo.

 

Opinconsivia, il culto antico della Dea, Madre del Feriae Augusti

Ope, antica Dea Madre di origine italica successivamente divenuta romana, veniva celebrata quattro giorni dopo i Consualia estivi. Negli Opinconsivia, il 25 agosto, alle cerimonie che si svolgevano in suo onore nel santuario segreto chiamato Sacrarium Opis Consivae, all’interno della Regia nel Foro Romano, le vergini Vestali e il Pontefice Massimo, i soli che vi potevano partecipare, eseguivano riti e offerte accompagnati dal Flamen Quirinalis (sacerdote preposto al culto del dio Quirino nell’antica Roma).

Ope rappresentava l’abbondanza e la fertilità agraria. La sua celebrazione estiva segnava la fine dei raccolti e la protezione del grano stoccato nei granai.

Ope veniva celebrata anche In inverno. La festività cadeva nel pieno dei grandi festeggiamenti dei Saturnalia. Durante gli Opalia del 19 dicembre si festeggiava l’abbondanza della terra. Nelle tradizioni italiche minori, in primavera, nel mese di aprile, veniva festeggiata per proteggere i raccolti nascenti e allontanare la carestia e la siccità.

Ope in latino Ops, “potenza”, “ricchezza”, “abbondanza” o ” aiuto materiale “, i suoi simboli legati all’abbondanza e al culto della terra, venivano rappresentati con la cornucopia, il grano e il cesto di frutta.

Dea primigenia, legata all’agricoltura e al sostentamento che la terra dona all’umanità, fu introdotta a Roma dal re sabino Tazio Tito. Conosciuta anche come Opi, la dea della terra feconda e del raccolto era accumunata a Conso (dio del grano nascosto) e a Saturno (dio del tempo e dell’agricoltura). In quanto moglie di Saturno e antica divinità protettrice dei raccolti, della semina e dei cicli della terra, veniva associata anche alla dea greca Rea (sposa e sorella del Titano Crono, Saturno per i romani).

Dea vergine, diede alla luce Conso. Figlio e sposo, usurpò il ruolo della Madre diventando egli stesso la principale divinità della natura e delle messi. Il culto di Opi, nonostante tutto persistette. Il grano mietuto e riposto nei granai venne a lei affidato.

La stretta associazione con il dio Conso le fece assumere l’epiteto di Consiva o Consivia. L’altare dove ricevevano i sacrifici era condiviso. L’Ara di Conso (Ara Consi), altare situato nel cuore dell’arena del Circo Massimo a Roma, veniva dissotterrato anche per simboleggiare il seme e la terra generatrice protetta da Opi. L’appellativo Consiva le fu assegnato proprio a causa di questa simbiosi agraria con il dio della terra che nasconde e preserva i beni vitali. Conso proteggeva e custodiva i raccolti e i silos sotterranei, Opi il grano mietuto e riposto nei granai.

Il culto misterico di queste antichissime divinità aveva origine nel calendario romano arcaico. In particolare, i riti agricoli celebrati in onore della dea Opi, traevano origine da festività arcaiche dedicate alla terra e alla fertilità dell’antica Roma. Ope e Conso, divinità legate alla terra, all’agricoltura, alla conservazione del raccolto e protettori delle risorse alimentari, poiché condividevano la stessa funzione agraria, le loro festività erano collegate e venivano spesso associati anche nel culto.

Discendendo i Consualia (antiche feste romane dedicate al dio Conso) dal culto ben più antico della dea Madre, gli Opinconsivia, in entrambe i riti troviamo gli stessi aspetti celebrativi.

Durante gli Opinconsivia tutti gli animali da tiro e da soma venivano dispensati dalle fatiche agricole. Al Circo Massimo, per l’occasione, si svolgevano gare equestri. Le celebrazioni prevedevano giochi e corse di bighe. Per celebrare il riposo cavalli, muli, asini e buoi, venivano agghindati a festa, adornati con corone e ghirlande di fiori e fatti sfilare nei cortei.

In questo clima di festa e sfarzosità la dea benediva le scorte alimentari e sugellava la messa in sicurezza nei granai.

 

I vari nomi di Opi:

Opiconsivia – protettrice della semina

Ops – protettrice delle opere, delle attività

Opus – protettrice delle opere, delle attività

Opis- protettrice di beni

Consivia – seminatrice

 

A Roma, le furono dedicati due santuari uno sul Campidoglio e l’altro nel Foro. Ovunque, nelle campagne, erano sparse are in suo onore. I contadini ringraziavano la dea della terraferma e dei beni agricoli offrendole primizie dei campi o erbe profumate.

 

La mutazione da Feriae Augusti in FERIAE AUGUSTALES

La ricorrenza del Feriae Augusti, quando venne istituita, si aggiunse a tutta una serie di festività preesistenti e tutte concentrate nel mese di agosto. Si pensa che nel 21 a.C. le Feriae Augusti mutarono nome in Feriae Augustales, raccogliendo tutte le commemorazioni in un’unica festività.

 

Principali feste in agosto

Feriae Augusti 1° agosto: Ferragosto.

Priapo 10 agosto: popolarissima data, conosciuta come la notte di San Lorenzo, era in origine un’antica festa romana, legata ai riti agrari in onore del dio della fertilità e dei campi, Priapo. Le stelle cadenti nel cielo (le Perseidi) simboleggiavano la pioggia fecondatrice e la benedizione dei raccolti estivi. La Chiesa cattolica destituì questo culto agreste a favore della figura di San Lorenzo, diacono ucciso nel 258 d.C.

Nemoralia / Festa di Diana e Vortumno 13-15 agosto: I Nemoralia (chiamati anche Festa delle Torce o Festival di Diana) erano un’antica festività romana legata al culto della natura, della caccia e della fertilità, dalla durata di tre giorni. Celebrata in onore della dea Diana, questa festività è considerata l’antenata pagana dell’odierno Ferragosto.

«Madre di tutti» e «regina delle selve». Questa celebrazione era ritenuta una delle feste più importanti dell’anno. I romani mescolati e senza distinzione di ceto sociale, si recavano al mattino sulle sponde del Lago di Nemi, nei Colli Albani, per onorarla al tempio dell’Aventino.

Le torce e i ceri accesi che i partecipanti usavano di notte e portavano con sé durante la processione nel bosco, le conferì anche il nome di “Festa delle Torce”.

Dio Vortumno divinità romana e di origine etrusca si festeggiava anch’esso il 13 agosto. Il nome deriva dal verbo latino vertere (girare, cambiare, mutare). Questa divinità era preposta alla trasformazione e al mutamento ciclico che determinava le stagioni e faceva maturare i frutti.

Portunalia 17 agosto: festività in onore di Portunno, dio dei porti e delle porte. Nel pantheon arcaico legato al ciclo di Giano proteggeva gli accessi, gli usci e i punti di attraversamento dei fiumi. Più tardi, il suo culto fu associato ai porti fluviali e marittimi, sovrapponendosi al dio greco Palemone.

Vinalia rustica 19 agosto: festa agraria molto importante dedicata al vino e alla protezione dell’uva che stava maturando. Giove e Venere erano le due divinità principali di questa festa. Venere, dea dell’amore e dei giardini fertili a lei si ricorreva per la benedizione del raccolto. Giove, da cui dipendeva il tempo atmosferico e la pioggia nei campi, si pregava per tenere lontana la siccità e la grandine.

Conso 15-21 agosto: Conso, dio della terra e delle messi. Era protettore delle semenze, dei raccolti, dei granai e degli approvvigionamenti.

I Volcanalia 23 agosto: antica festività romana in onore di Vulcano. La festa segnava un momento critico dell’estate quando il calore e la siccità minacciavano i raccolti e le scorte di grano. I contadini, a salvaguardia dal pericolo degli incendi, dei campi e dei raccolti estivi, usavano accendere grandi fuochi per ingraziarsi e placare la collera del dio dei vulcani e del fuoco distruttore.

Opinconsiva 25 agosto: questo antico culto alla dea Ops Consiva, rientrava nel calendario delle celebrazioni agrarie di fine estate.

 

FERIAE AUGUSTALES: Tutto l’impero è in festa

Regole e contesto storico

Durante il Feriae Augusti tutto l’impero, nessuno escluso, era coinvolto nei suoi festeggiamenti. I riti e gli aspetti celebrativi, si rifacevano agli Opinconsivia (prima) e agli Consualia (poi), antiche festività arcaiche legate all’ agricoltura e alla terra.

Poiché si celebrava la fine dei principali lavori agricoli, tutte le comunità rurali erano coinvolte: contadini, artigiani, animali e persino schiavi… in tutto l’impero vigeva il riposo obbligatorio. Lo stop al lavoro comprendeva anche i lavoratori occupati nel pubblico impiego, nessun tribunale o affare pubblico era attivo. Tutti, compresi gli animali che normalmente lavoravano nei campi, venivano liberati e sollevati dalle fatiche campestri e coinvolti nelle celebrazioni.

Ovunque si svolgevano feste popolari, banchetti e grandi pranzi. In tutto l’impero si tenevano gare equestri, giochi nei circhi e cortei di animali. Al Circo Massimo a Roma, si svolgevano grandi spettacoli con i carri e competizioni ippiche.

 

La strenna, origine e tradizione della mancia

Durante questo periodo contadini, lavoratori e schiavi facevano visita ai loro padroni e ai proprietari terrieri. In quest’occasione i sottoposti porgevano i loro omaggi, augurando prosperità e fortuna. I padroni, a loro volta, offrivano in cambio una piccola mancia in monete o strenna (dal latino strena indicava un presagio o un dono augurale) in denaro. Questi piccoli compensi servivano ai lavoratori per poter godere dei festeggiamenti allo stesso tempo consolidava i legami sociali tra le parti.

La strenna, permetteva anche i meno agiati un po’ di svago. Alcuni ne approfittavano per recarsi in città e di godere di qualche momento di festa, tra banchetti, giochi o bagni termali.

 

I bagni termali

Le terme erano un luogo definito democratico dove ricchi e poveri frequentavano gli stessi spazi. Le grandi terme pubbliche erano aperte a quasi tutti i cittadini (inclusi i più poveri e i liberti). Gli imperatori e i politici locali finanziavano questi luoghi. Gli accessi gratuiti o a bassissimo prezzo aveva funzione politica, guadagnare il favore del popolo.

Anche le donne, considerate inferiori per legge e sottomesse al capofamiglia, avevano accesso alla struttura termale. Solitamente erano previste aree dedicate o accessi in orari separati.

 

Feriae Augusti nelle province

Nelle province questo periodo si univa alle tradizioni locali; i vecchi riti indigeni si fondevano ai nuovi modelli dettati da Roma. Negli spazi urbani e nelle città vennero costruiti: teatri, anfiteatri e circhi. Lo scopo era quello di ospitare gli stessi spettacoli che si svolgevano a Roma, capitale e centro del potere. Tali celebrazioni pubbliche vennero diffuse e integrate alle feste locali. In questo modo tutti i diversi popoli sottomessi, si unirono politicamente sotto il potere di Roma, fidelizzandosi al culto imperiale.

 

Consenso politico

Questo periodo serviva per far rinvigorire gli animali e far rifiatare gli uomini, dopo i pesanti lavori estivi legati al raccolto. I primi venivano celebrati e solennizzati mentre i secondi venivano coinvolti in grandi feste, svaghi e spettacoli pubblici.

Offrire tempo libero, divertimento e distrazioni, serviva non solo per far recuperare le forze al popolo, ma anche per accrescere la popolarità dell’imperatore Augusto tra i ceti più bassi.

Per guadagnarsi il favore del popolo e mantenere la pace sociale, durante i festeggiamenti, imperatori e magistrati finanziavano imponenti spettacoli pubblici e giochi circensi (ludi circenses).

 

Cortei e palii

Gli animali da tiro (buoi e tori) e gli animali da soma (cavalli, muli e asini) totalmente esentati da ogni fatica, venivano abbelliti e adornati con ghirlande di fiori e fatti sfilare nei cortei inaugurali. Muli, asini e soprattutto cavalli preposti e allevati per le corse partecipavano a gare e competizioni.

 

Gare Equestri, radici storiche dei moderni palii

L’amore per i cavalli e per le arene risale al mondo etrusco e romano.

Gli antichi spettacoli di corse di cavalli e di carri che si svolgevano nei circhi maggiori (come il Circo Massimo), hanno ispirato le molte storiche manifestazioni cittadine e moderne rievocazioni in stile classico.

Moltissime sono le rievocazioni storiche e competizioni tradizionali che si svolgono in tutta Italia. Oltre al famosissimo Palio di Siena, tra gli eventi più importanti si ricordano: Palio di Asti, il Palio di Ferrara, il Palio di Legnano, Palio di Fucecchio e la Giostra del Saracino ad Arezzo.

La corsa dei carri e le antiche tifoserie romane

L’usanza del carro utilizzato come mezzo di trasporto, nelle competizioni sportive, sembra avere origini molto antiche; alcune testimonianze collocano questa pratica già presso i Micenei. Il modello romano, traeva origine dagli Etruschi, a loro volta dall’Antica Grecia, e ancora prima dai Fenici. Dal mondo romano queste competizioni furono successivamente adottate presso l’Impero bizantino, dove però, non vissero a lungo. La corsa dei carri era una delle competizioni più diffuse e amate presso questi popoli.

Durante il Feriae Augusti quest’attrazione era la più apprezzata e generosamente sovvenzionata come intrattenimento del popolo in festa. L’alto valore simbolico dei carri come oggetti di prestigio, traeva origini dal modello orientale e fenicio. Cavalli e carri erano molto costosi. La proprietà era appannaggio degli aristocratici più ricchi i quali traevano grossi vantaggi nell’offrire spettacoli così stravaganti.

 

Le bighe erano carri leggeri a due ruote trainata da due cavalli.

Le Quadrighe considerati il massimo dell’espressione sportiva e d’azzardo, erano carri leggeri a due ruote trainati da quattro cavalli, le cui gare riscuotevano molto interesse.

       

Queste competizioni molto rischiose e altamente adrenaliniche, prevedevano carri a un solo conducente e sette giri della pista intorno a un muro centrale divisorio, chiamato spina. Il Circo Massimo romano, dalla forma di un grande ovale allungato, è una grandissima arena ippica e il più grande impianto per spettacoli nell’antica Roma dove questi correvano.

 

I piloti: schiavi, liberti o professionisti a contratto venivano chiamati aurighi. Succedeva di rado; i più bravi, se vincevano molte gare, potevano diventare ricchi, famosi e celebri. Più vittorie collezionavano, più premi in denaro e fama riceveva il proprietario del carro o della scuderia per cui correva. Queste vittorie davano la possibilità all’auriga di comprarsi la libertà o di riceverla in dono dai suoi proprietari. Il proprietario dell’auriga, a sua volta, riceveva il prestigio sociale, i premi in denaro e le corone d’alloro o di palma.

Quando i successi e le imprese dei cavalli venivano raggiunte dai proprietari stessi, il prestigio e la bravura poteva essere cesellata e commissionata in odi o poemi.

Durante queste gare avvenivano spesso grandi incidenti. Le curve in particolar modo, risultavano molto pericolose sia per il conducente che per l’animale. Vista la pericolosità delle gare, i piloti indossavano protezioni e un elmo. Il coltello portato sempre con sé, serviva per tagliare le redini, legate al corpo, in caso di caduta. Nonostante questi accorgimenti, l’aspettativa di vita sia per gli aurighi che per i cavalli era molto bassa.

 

Il premio dei vincitori

 

I termini “palio” e “mettere in palio” deriva dal premio che riceveva il vincitore. Consisteva in un pallium, ossia un drappo di stoffa bianca pregiato o di velluto ricamato, spesso dipinto da artisti locali.

Il pallium (ampio mantello usato dagli antichi romani), era un bene di alto valore economico e un prestigioso riconoscimento simbolico per la squadra vincitrice.

L’originario premio in stoffa si è trasformato nel tempo. A tutt’oggi, i premi assegnati ai vincitori comprendono trofei artistici o stendardi dipinti.

 

 

Le tifoserie e le quattro fazioni

Il pubblico, una folla divisa in fazioni e spesso delirante era accumunata alle moderne tifoserie.

Il modello romano di organizzazione delle corse dei carri prevedeva la competizione di diverse squadre o scuderie. Il tifo era diviso in quattro colori: rosso, bianco, verde e blu. Le squadre di appartenenza si identificavano dal colore della tunica dei piloti. Le fazioni Rosse e Bianche erano le più antiche. Le fazioni Verdi e Blu introdotte successivamente, divennero ben presto molto potenti e più popolari.

 

Le scuderie, vere e proprie società private gestite da diversi gruppi di finanziatori o dall’imperatore stesso, lottavano talvolta tra di loro per assicurarsi le prestazioni degli aurighi migliori. Gli “immancabili” interessi politici alle spalle di ogni squadra, legava i tifosi all’ideale politico stesso. Per compiacere e conquistare il favore della plebe, il rapporto tra una squadra e il tifoso comprendeva il mutuo soccorso; le associazioni economicamente e socialmente strutturate in caso di difficoltà, offrivano al sostenitore aiuti e supporto tra cui cibo, denaro e lavoro.

La rivalità tra i gruppi era molto accesa. Sugli spalti o per strada frequenti erano gli scontri e violente risse. Il fanatismo durante le competizioni istigava folli scommesse e induceva persino a compiere riti e atti magici contro gli avversari.

Nonostante esistessero leggi severe contro il gioco d’azzardo, le scommesse ippiche erano legali, purché rimanessero entro certi limiti e praticate solamente dentro e intorno agli spazi dei giochi pubblici autorizzati.

 

Differenze nei Palii

La differenza tra “contrada”, “rione” o “quartiere” risiede nel senso di appartenenza.


Contrada:
viene utilizzata nei palii storici e ha una forte radicazione medievale. È una vera e propria identificazione e integrazione con la propria zona di appartenenza.

Rione o quartiere: questi termini vengono utilizzati per le feste o le celebrazioni nate in tempi più recenti. È vissuta più come un’etichetta territoriale e si attiva solo nei giorni di festa o della competizione. È superfluo aggiungere che in alcune città o competizioni, i rioni hanno raggiunto lo stesso identico livello di attaccamento viscerale delle contrade.

 

Dal carro al fantino.

Rimase intatta l’idea di competizione su curve e su tracciato; fu durante il medioevo che venne eliminata la pesante struttura da traino (carro da guerra o da circo) e nacquero le moderne corse dei cavalli.

Le corse odierne si svolgono all’interno di impianti specializzati (gli ippodromi) e prevedono corse di animali interi, montati o scossi dal fantino. Le due principali grandi discipline si dividono in: galoppo e trotto.

La grande passione popolare per queste gare è rimasta intatta. Le competizioni sono più agguerrite che mai e le varie tifoserie, divise in squadre e fazioni perpetuano nella stessa passione e identificazione.

 

Ferragosto, festa del fuoco e dell’acqua

Ferragosto è conosciuta anche come la festa del fuoco e dell’acqua. Nelle antiche tradizioni e alle origini delle Feriae Augusti, il fuoco era legato alla purificazione mentre l’acqua alla rigenerazione. L’unione di questi due elementi opposti, legati ai cicli della natura, si pensava portasse equilibrio in vista del riposo autunnale.

 

IL FUOCO △

I tradizionali falò, che ancora si accendono nella notte di Ferragosto, si rifanno ad antichi riti pagani atti a celebrare il raccolto e ringraziare gli dèi della terra.

A livello spirituale, il fuoco che trasforma la legna in cenere e fumo, rievoca un antico rito di purificazione e di passaggio. Simbolicamente ci aiuta a lasciare andare il passato, ripulire l’energia, ma anche a scacciare gli spiriti negativi e a preparare un nuovo inizio interiore

A livello simbolico il fuoco richiama la forza del sole. In previsione dell’arrivo dell’inverno e delle giornate che diventano sempre più corte, rappresenta la luce che esorcizza la paura del buio.

 

L’ACQUA ▽

Alla tradizione del neopaganesimo si rifanno invece i rituali legati ai bagni. Immergersi nelle acque di fiumi, laghi o mari aiutava al lasciare andare dalle fatiche estive e a rilasciare i pesi emotivi in preparazione al riposo invernale.

A livello simbolico i bagni rituali legati al cambio di stagione e all’autunno, rievocano il ciclo di morte e rinascita della natura.

A livello spirituale simboleggia la purificazione e la rinascita spirituale in vista dell’autunno.

 

La festa cristiana si sovrappone alla tradizione laica

Fu la Chiesa Cattolica, nella persona di Papa Sergio I, che nel VII secolo unì il concetto di riposo a quello religioso. Sovrapponendo la festa della Madonna al Ferragosto, face coincidere la ricorrenza cristiana con le antiche feste laiche e pagane del periodo.

Le celebrazioni delle Feriae Augusti, si svolgeva inizialmente in un’unica giornata (1° agosto). Successivamente questo periodo si dilatò fino a durare tutto il mese. Anticamente durava molti giorni proprio perché “il riposo di Augusto” si collegava ad altre feste legate alla terra; si decise così di unire in un unico e prolungato momento di pausa tutte le celebrazioni. In particolare tra il 15 e il 21 agosto si celebravano i rituali dei Consualia e gli Opiconsivia, antiche feste agostane preesistenti, dedicate ai raccolti dei campi e alla fertilità della terra.

Papa Sergio I scelse il 15 agosto come data per celebrare l’Assunzione della Vergine Maria. Spostò la data del Feriae Augusti dal 1° al 15 di agosto, sovrapponendo così la celebrazione religiosa all’antichissima festività. Il fulcro della festa del Ferragosto venne spostata a metà mese, le due differenti feste vennero di fatto unite in un solo giorno di commemorazione. Mettendo in luce la festa cristiana si occultò la tradizione laica. Fu grazie a questo stratagemma che si iniziò ad onorare la religione a scapito delle vecchie feste pagane.

 

Il rilancio moderno: le gite fuoriporta 

Nel corso dei secoli questa festa ha subito vari cambiamenti e trasformazioni.

 

Il rilancio nel periodo fascista

Fu agli inizi degli anni ’30 del novecento, esattamente nel 1931, che il Feriae Augusti venne rilanciato in chiave moderna.

Nei giorni 13, 14 e 15 agosto vennero istituiti, dal regime fascista, i “Treni popolari” con biglietti a prezzo ridotto. Questo, diede la possibilità alle categorie di lavoratori meno abbienti, di soggiornare qualche giorno fuori città e di raggiungere con più facilità le località di mare o di montagna.

I brevi viaggi, le scampagnate, i pasti conviviali e consumati all’aperto (pic-nic), posero le basi al turismo di massa estivo. Il Ferragosto unì le persone e le spinse a creare un forte legame con l’identità italiana. Allo stesso tempo però, le “gita fuori porta”, agevolarono la propaganda che formalizzò, grazie anche alle associazioni che organizzavano e guidavano lo svago dei cittadini, il controllo del tempo libero.

 

Il Ferragosto oggi

Il Ferragosto, simbolo per eccellenza e culmine delle vacanze estive degli italiani è, e rimane a tutt’oggi, una festa nazionale molto sentita.  

Le ferie estive odierne e le grandi partenze di massa, per molti italiani, ruotano ancora attorno al Feriae Augusti. In prossimità della settimana del Ferragosto chiudono le aziende e i piccoli negozi di quartiere. Le persone si spostano verso le località turistiche, per passare un periodo di vacanza all’insegna del relax, della spensieratezza e del divertimento.

Nel giorno di Ferragosto la singola giornata è ancora molto sentita. Vengono organizzati eventi, mercati, spettacoli e serate, programmante gite fuori porta e allestiti grandi pranzi e sagre.

In alcune regioni o località d’Italia, in base alle normative vigenti, fa ancora parte del folklore accendere i tradizionali falò in spiaggia e fare il bagno di mezzanotte.

 

Anima Celeste

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Fonte testo: Romano impero (immagini e parti del testo)
Fonte testo: Wikipedia (parti del testo)
Fonte testo: web

Immagini: https://lasinodoro.it/le-terme-dellantica-roma-cura-del-corpo-e-della-mente/
Immagini: Wikipedia
Immagini: Romanoimpero.com

 

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